
Spettacoli Ricatti Ensemble
tra musica e teatro RICATTI ENSEMBLEpresenta Bagaglio leggerodi e con Stefano Maria Ricatti RICATTI ENSEMBLE Stefano Maria Ricatti voce, pianoforte, chitarra Un cantante-attore interpreta monologhi e canzoni jazz-rock, assieme alla piccola orchestra, per raccontare l’estate. L’estate è una promessa, un sogno, talvolta un viaggio. Sempre un alleggerimento, non fosse altro che per i piedi nudi, una camicia di lino, un maggior senso di libertà, di avventura. L’estate ci riporta all’infanzia, ai primi passi su spiagge che apparivano sterminate come il mare di fronte, come il tempo dettato da un sole impigliato in qualche ora satura di calore e di luce. L’estate ci ha resi più forti di bracciate marinare, amori dorati, incontri corsari, baci fruttati. Scandisce riflessi di pensieri rivisitati, aggiornati da suggestioni impreviste, potenti come il vento sulla vela, vento amico che suggerisce rotte e approdi, opportunità di cambiamento. Governare, si sa, è un’arte antica e coraggiosa, insegna a disfarsi del superfluo, a costruire l’essenziale, a fare scelte, ad immaginare per proseguire. Perfino controcorrente. La condizione del viandante, del resto, è un tema privilegiato dall’autore e dal Ricatti Ensemble. Un percorso che si è sviluppato dalle peregrinazioni lagunari di “Guaiamariaunmal” al mediterraneo di “Ulissi di mari in eclissi”, spettacoli di teatro e musica, al “Viaggio dell’altro” e “Sym-bállein” scritti per la danza.
Se ripasseròRacconto in versi e suoni per quattro musicisti di e con Stefano Maria Ricatti accompagnato dal Ricatti Ensemble Roberto Favaro sassofoni e clarinetto
Uno sguardo a volo d’uccello si leva dall’ombra immobile di vallate venete fino a sorvolare il monte Ararat, scruta città da New York a Madrid, insegue una luna che si frantuma sulla laguna di Venezia, affronta un vento che soffia dal pianeta Cindia. Avvenimenti, umanità e luoghi si muovono per traiettorie inaspettate, tra imprevedibili scenari e retorici ritorni, promesse esauste, solitudini che non si arrendono. Racconto di oggi, quando la parola stenta a riemergere, perde significato e non sa tradurre i paesaggi e i luoghi che gli sguardi faticano a mettere a fuoco, tra vecchi slogan e antiche istanze parcheggiate nei vicoli ciechi. Dove anche i suoni, nostalgici e pigri, sembrano arrancare fuori tempo. |